La critica
11 Settembre 2007
Forme e Segni nel vento per una attualità del mito
Vera Meneguzzo
Incontrare l'arte di Carlo Sirolla scatena una imperiosa voglia di rischio, incita ad una sfida. Il rischio è quello di smarrirsi dentro i sacelli dei significati che si incastrano gli uni dentro agli altri, si aprono e si richiudono all'improvviso come cassetti a scatto. La sfida è lanciata alla capacità individuale di intuire il mondo della psiche al di là dell'immagine, avendone in cambio la soddisfazione di sapere decifrare gli enigmi di una utopia più verosimile della realtà.
Sirolla è tutt'altro che un artista "semplice". Ma chi può resistere alla sua avventura che si moltiplica in mille rivoli ugualmente tempestosi e incantatori, sia che prenda la strada della scultura che dell'opera grafica?
In un momento del cammino dell'arte in cui ci si interroga che cosa sia oggi la scultura - non di rado, proposta in azzardi discutibili, in provocazioni al concetto stesso di forma, in motteggiamenti alla funzionalità di testimonianza del suo tempo - Sirolla continua nella sua ricerca di far rifiorire nuovi polloni, dar corpo a concetti inediti sulla radice fondante della classicità. Punto di partenza ineludibile. Anche se da tempo è stato superato il concetto di arte come appagamento ad una richiesta estetica e riscontro interpretativo del reale egli indaga per snidare il "bello" nello strano, nell'iperbolico, nell'irridente, nell'accusatorio, deformando la struttura pur sempre classica delle sue opere in un imprevedibile divenire. Un processo di trasformazione che s'incurva in lucentezze, si dilata in una proliferazione organica che schiude infiorescenze antropomorfe, oppure si corrompe come se il bronzo, il marmo, la creta diventassero materia necrotica capace però di incavare, scanalare vuoti, pertugi, anfratti che sembrano aprirsi per trovare ancora nuovi vuoti, nuovi pertugi, nuovi anfratti. Il movimento infatti, costituisce un'altra delle caratteristiche peculiari all'artista. L'alternarsi delle superfici a specchio a quelle ruvide, bernoccolute, irregolari crea una specie di indecisione della materia fra il suo costruirsi e il suo sfarsi, così complanare all'eterno corso della natura.
Ogni opera sembra agire nel vento. Ma non in un vento meteorologico. Piuttosto in un incrociarsi di energie talmente vigorose da smuovere qualsiasi senso di staticità e quasi "sciogliere " il soggetto nell'atmosfera circostante. Spesso Sirolla prende a prestito figure della mitologia greca e romana. Ma è solo un input. Prevalgono decisamente una rivisitazione, un aggiornamento ed uno stravolgimento del mito tanto che in esso si possono riconoscere, in una specie di enunciazione al quadrato, pregi e debolezze, aspirazioni ed angosce dei nuovi dei. "Mercurio" (o "Mercuria"), divinità dei mercanti, del commercio, dei guadagni ma anche dei viaggi e dell'allegria, con il capo fiammeggiante sempre di nuove idee rincorre se stesso nella circolarità e nella ricongiunzione del moto, non trovando mai un punto di approdo. La plastica leggerezza imprime una sensazione di dovizia e di fragilità, metafora della insensata brama di ricchezza. "Venere nella mano" esibisce un corpo dalle fattezze elleniche e un volto vuoto, come nascosto da una celata, mentre raccoglie la massa di capelli per vietare loro di specchiarsi. Una Venere moderna, un pò Narcisa e un pò guerriera nella battaglia per il successo che può mortificare la sua femminilità.
Fra gli "dei", anche personaggi simbolo. "Eva a cavallo" si avvale del serpente (la sua seduzione) come frusta per comandare l'animale-uomo, e piegarlo ad ogni suo capriccio o desiderio. Risoluto è l'impeto che Sirolla infonde a questa scultura cinetica e attorta. Come per le due opere "gemelle" "il domatore I" e "il domatore II", dove la simbiosi fra l'uomo e il cavallo diventa rapporto di forza per il dominio o per la resa. Mentre "Eva allo specchio" con un corpo robotizzato e il volto da manichino metafisico rimira con orgoglio la sua fredda e meccanica venustà. Sirolla affronta anche temi civili e relazionali. In "parcondicio", l'equilibrio fra i diritti-doveri dell'uomo e della donna è simboleggiato da due corpi che si abbracciano in perfetta linea retta, in una sorta di trave sale-scendi, a cui basta un infimo tocco per rendere da una parte oppure dall'altra. Più stabilità in "La responsabilità", una svettante scultura piramidale dove il padre tiene sulle sue spalle possenti la delicatezza della madre che a sua volta sostiene il bambino. L'opera è di ardito livello strutturale e compositivo, e si avvale di una inconsueta interpretazione simbolico-realistica. Sensibile anche al rapporto con la natura, Sirolla crea il suo inquietante "Scorpione" nel momento di passaggio fra insetto e uomo, con in un fantasioso anello di reincarnazione . Ma l'atto di fecondazione dello scorpione su un corpo di semidonna ha la lentezza e la implacabilità di un futuro di paure. Così in "Tutt' uno", dove la coppia, più che ambire ad una fusione con la natura, sembra esserne inghiottita nel suo devastante e preoccupante futuro.
In questo personale metalinguaggio, affiora di tanto in tanto una non innocente ironia, ma sempre vista con saggio distacco.
Ne fa testo la maestosa "Perseide", dove l'uomo e la donna in una complicità d'amore decapitano l'odierna Medusa, qui sarcasticamente raffigurata come un televisore che pietrifica gli incauti contemporanei. Il raccordarsi dei corpi sia per masse, che attraverso il cavo, "cordone ombelicale" fra la Gorgone e i due personaggi, dà un luogo a strutture dinamiche aperte che potenziano le vibrazioni luministiche dell'intera composizione. Mentre nello slancio arcuato de "il volo di Icara", poggiato su robuste braccia maschili, l'artista schernisce la presunzione femminile di poter "volare" senza una comune solidarietà. Il pericolo è di ritrovarsi "Donna gallina", accovacciata maestamente sull'uovo delle sue stesse illusioni. Anche in questa opera, straordinaria è la capacità di Sirolla di cogliere il momento di metamorfosi o meglio di sospensione dell'essere vivente da sempre indeciso fra lo stato animale e quello umano, simbologia del conflitto fra bestialità e Virtù, fra istinto e spiritualità. Sul tutto incombe il "Il Tempo". volto enigmatico che tiene gli occhi chiusi, perchè indifferente e impassibile agli eventi. Strano connubio fra lineamenti antropomorfi, simboli esoterici e strumenti del tempo, come il calendario Incas e i pendoli di un surreale orologio.
Non esiste alcuna discrepanza nelle tematiche espresse dall'arte di Sirolla, sia che si esprimano per forme plastiche che per segni.
Nei suoi disegni, nella sua grafica e tecnica mista e a tecnica libera, i soggetti isolati o compenetrati ad uno sfondo fitto e gravido di rimandi risucchiano dentro ad un mondo che si re- inventa e si riedifica tratto su un tratto in una incontrollabile germinazione di nuovi argomenti, presentimenti, rapimenti, pathos.
Suggestivi anche i titoli, come "Il robot", "La piovra", "Circus", "Venere nell'universo", "El Che Rivolution", "Il Mago Merlino", Selva Metamorfosi", "Formula 1", "Il Giornalaio", "L'Ade", "La bambola di latta", "Mitologia", "L'Eden", "L'Harem", "La grande fuga", "Tropica". Immagini che si compenetrano fra la robotizzazione, il mito, la citazione cronistica o letteraria. Vi si ritrovano spunti a volte poetici a volte psicologicamente aberranti, ma sempre conclusi nella loro estetica essenza. Anche qui domina il movimento. Che si riproduce attraverso linee-forze atte a tradurre il potenziale dinamico insito in ogni realtà. Il segno riesce ad rendere la simultaneità della rappresentazione come sintesi di memoria e inventiva visionaria attraverso il sovrapporsi, lo snodarsi e il compenetrarsi di piani e il solidificarsi delle figure e del paesaggio nello spazio. Sirolla scolpisce e disegna per capire se stesso, ma soprattutto ciò che lo circonda. La sua non è una semplice rivisitazione di fatti e soggetti, ma una occasione per l'interpretazione del mondo di oggi che analizza ed elabora il passato con l'interrogativo allarmato, commosso e ironico del dopo.
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