La critica

12 Settembre 2005
Il mondo visto da Sirolla
Articolo di Vera Meneguzzo - "L'Arena"

La natura è metafora di uno sconvolgimento mentale e terrestre che brama essere pacificato. Bronzi, bronzetti, bassorilievi, marmi, lavori monumentali assemblano nei temi molti particolari, per moltiplicarne i significati. Accanto alla tradizionale figurazione, spiccano immagini metafisiche.
Un itinerario dominato dall'azione dell'Adamo e dell'Eva di sempre. L'uomo è "Il Guerriero" nella doppia sezione del volto teso nello scontro e rasserenato nella ricerca di pace. E' "Il Domatore" che, nel frenare il cavallo imbizzarrito, diventa un tutt'uno fra istinto e razionalità. E' il "Pensiero", unico e formidabile antidoto alla follia distruttiva.
Armonia, ironia sottile, sensualità, capacità metamorfica hanno l'unico nome di donna. Si libra "La Danzatrice", oltre il palcoscenico, nello spazio esclusivo degli angeli mortali, o si accascia su "La Sedia", stremata dall'iperbolico volo. Con le sorprendenti, antigraziose "La donna gallina", "la donna mosca", Sirolla sa esaltare anche un lato meno praticato dal femminile: il coraggio di sorridere dei propri difetti. Una prova della notevole abilità dell'artista si evidenzia anche nella creazione dei "cavalli". Muscolatura fremente come energia dinamica, pulsione vitale, slancio verso il cielo che beffa l'attrazione gravitazionale.
La natura è tema ricorrente, come realtà offesa o salvatrice del pianeta. Un atto di accusa nella re-interpretazione dei miti. Il nuovo "Icaro" addita minaccioso le odierne sfide scellerate e "Perseide" la pietrificazione dell'intelletto allo sguardo della Medusa-TV.
Su ogni cosa incombe "Il Tempo" dal volto enigmatico di giovane-vecchio, in passaggi di espressione scanditi dalla clessidra.
Maestose le grandi sculture, in particolare il monumento dedicato ad un giovane e vigoroso Papa Giovanni Paolo II, opera fusa da Artebronzo di Villafranca e che probabilmente troverà sede in Vaticano.
Una ripresa dei soggetti nei disegni a china, gremiti di segni in ogni più piccolo spazio come fuga dall' "horror vacui", traslato di un nostro deserto interiore troppo caotico e dannatamente superaffollato.

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