La critica
Giugno 1997
Catalogo di Carlo Sirolla, "Un Arcangelo all'Inferno"
Introduzione di Vera Meneguzzo
Carlo Sirolla: mobilità del pensiero che appare per trasformarsi subito in forma, prendere corposità, dilatarsi e perdersi. Per poi risbocciare in un altro pensiero, tradotto in una diversa immagine che nuovamente si dipana, si sfarina, deborda dai contorni, per ricomporsi in un tema che pare contrapposto. Ma è solo l'inanellarsi dello stesso inarrestabile, complesso divenire. Altorilievi, sculture, imponenti e minute, per cogliere il punto esatto della lotta fra il bene e il male, fra decomposizione e resurrezione, il nucleo raggiante in cui si crea il moto. Sirolla è l'artefice di un anti-mondo che emerge ribelle e corroso, di una antirealtà, dolente, impetuosa e ossessiva. Ma è anche guerriero di un duello all'ultimo filo d'erba da salvare, al più fragile sentimento da difendere contro una società cancrenica. Una umanità ingoiata da iperbolici appetiti, da presunzioni grottesche.
L'artista procede nei suoi altorilievi, inserendo forze centrifughe, venti che urlano dal centro della terra mescolando, in un gioco paradossale e ambiguo, finzione e verità.
Lotta di corpi e di egoismi per il possesso di un dollaro di un ondulare di forme dall'impatto impressionistico, vibrate sulle corde delle emozioni, della frattura dei valori, della distruzione della dignità nei rapporti umani, della nausea per i cloni positivi del benessere.
Così, la rappresentazione di un "Inferno", fatto di corpi riflessi nello specchio deformante, cerca di domare la presenza del demoniaco, di neutralizzare il dramma dell'uomo allo svelarsi del suo stesso male. E Sirolla sa come ottenere questa decantazione. Attraverso la magia delle scene fantastiche, ironiche e macabre, trasfigurate in una specie di compiacimento barocco, simbolo di sontuose fugacità. Immaginazione e vitalismo vestono anche l'aspetto della realtà più terrificante e atroce, come un'esplosione atomica. Fra allucinazione e assurdo, si fanno largo, mani e foreste. Uomo e natura: le sole continuità autentiche, nella loro logica interna, pur inesplicabile o imperfetta. Vi domina la donna. Una venere primitiva rappresentata in "Eva e il serpente".
Esaltazione bifronte dell'esterno femminile. Creature del male, istigatrice di misfatti, pianificatrice di inganni, personificazione del Maligno, ma nel contempo, ammaliatrice e conturbante, angelica e dolcissima nel suo destino biologico materno.
A Sirolla, a volte, non basta la plasticità dell'altorilievo e si cimenta con la scultura a tutto tondo, memore dei tronchi d'albero accarezzati sulle montagne, diventati anima dello scalpello, forme per il bronzo e per il marmo.
Sconvolgente la stele dedicata al massacro di Chernobyl. Masso poliedrico, in cui il cervello umano appare, integro e scarnificato, fiore dissecato sulle radici della centrale atomica, sulla pietra di dolore delle madri, sull'agonia di un pianeta che sarebbe così, semplicemente, naturalmente, sempre nuovo e bello.
Sirolla sguaina la sua spada di artigiano-arcangelo per difendere la normalità dai mostri.
Piccoli capolavori anche i bronzetti. Sculture-oggetto di grande tensione psichica che l'artista realizza con la cura, quasi maniacale, di un orafo. Sono cavalli alle briglie dell'inventiva, volti di uomini dalla forte arica espressiva, ma soprattutto, nudi femminili di intonazione metafisica o surreale.
Piccolissima e potente come un bacillo senza antidoti è la donna che entra nella testa dell'uomo, tarlandone la volontà. Ampio e accogliente il suo ventre gestante di erotiche fantasie. Crocefissa a un destino di piacere la "Donna su sedia". Si sveste dai veli della forma il "Busto di donna". Soggiace senza gioia, allo Scorpione gigante.
Che comandi o che obbedisca, che esibisca se stessa o si ranicchi nel cavo di una mano, la donna di Sirolla conduce la partita di una sessualità cerebrale.
Se il corpo si celebra in tutte le sue curve, il volto rinserrato come un pugno, i pensieri antepongono uno scudo lucente.
Che cosa c'è oltre la visiera, al di là dei lineamenti annullati del manichino?
L'uomo, l'artista, ripete all'infinito cosce e seni. Il resto è un enigma.
Torna indietro